Perché gli animali negli zoo hanno bisogno di una scelta

La Dottoressa Stephanie Braccini Slade è responsabile della supervisione della progettazione degli habitat, della salute e del benessere degli animali, della conservazione, dell’orticoltura e delle operazioni generali.Stephanie Braccini Slade

Slade condivide la storia di uno scimpanzé inquieto di nome Holly per spiegare come creare opportunità di scelta nell’ambiente di un animale può creare risultati comportamentali positivi e migliorare la qualità della vita complessiva, attestando che gli animali, proprio come gli umani, hanno bisogno di creare delle scelte per sentirsi diretti responsabili delle proprie vite.

Sono sempre stata contraria agli zoo ed acquari e la voglia di scrivere un articolo su questo argomento così sottovalutato è nata dalla visione del discorso ripreso durante una conferenza a TED di Stephanie Braccini. Vorrei, come punto di inizio, soffermarmi sulla definizione di Zoo.

DEFINIZIONE DI ZOO ” Il parco zoologico o comunemente chiamato zoo, è il luogo dove vengono esposti al pubblico animali esotici. Generalmente sono considerati luoghi ricreativi, specialmente per le famiglie, ma essi svolgono anche una funzione nel campo dell’educazione naturalistica ed ambientale, e nella conservazione della biodiversità. Gli animali all’interno di uno zoo vivono in recinti che spesso tentano di replicare il loro habitat naturale o modelli di comportamento, a benefici degli animali e dei visitatori. Animali notturni sono spesso ospitati in strutture apposite con un ciclo giorno-notte invertito in modo da renderli vigili durante le ore di apertura del parco. Alcune condizioni climatiche speciali vengono realizzate per animali che vivono in ambienti con climi estremi, ad esempio per animali del circolo polare. E gabbie speciali per gli uccelli, insetti, rettili, pesci e altri animali acquatici. Alcuni zoo infine hanno percorsi che permettono ai visitatori di attraversare i recinti e venire a contatto con specie animali non aggressive. ”

Vi siete mai chiesti da dove arrivino gli animali chiusi negli zoo? Vi siete mai chiesti perché esistano certe strutture? Vi siete mai chiesti cosa si nasconde dietro a questo “luogo ricreativo” ?

Il capriccio di circondarci di nuovo di animali, dopo averli esiliati e sterminati, è ciò che ha portato alla nascita degli zoo.

Gli zoo sono nati semplici luoghi dove poter esibire gli animali. Negli ultimi anni invece, si è ben pensato di associare gli zoo a luoghi di conservazione della biodiversità ed educazione naturalistica. Nonostante le norme europee non considerino i giardini zoologici come luoghi di intrattenimento e spettacolo, nel nostro paese esistono zoo con all’interno parchi divertimento (con giostre e attrazioni da luna park). Questo a causa di una legge datata 1968 che equipara inspiegabilmente alcune strutture che detengono animali in cattività con i circhi e gli spettacoli viaggianti.
Gli animali detenuti a scopo di conservazione sono in realtà un numero esiguo, molti appartengono a specie appetibili da un punto di vista commerciale in quanto ritenute più affascinanti all’occhio del visitatore.
Nonostante i giardini zoologici affermino di prendersene cura, gli spazi artificiali e limitati di vita e lo stress delle visite li rendono i luoghi meno adatti per garantirgli una vita dignitosa.
Non è raro notare nei giardini zoologici italiani animali rinchiusi in strutture fatiscenti, vittime di comportamenti stereotipati.

LA REALTA’ DEGLI ZOO L’usanza di catturare animali selvatici per detenerli in cattività risale all’epoca della civiltà egizia. Il motivo principale era manifestare il grado di supremazia sulla natura ed esibire il “premio in ricchezza”.
Se questi concetti oggi possono dirsi abbandonati, negli zoo si continua comunque ad esporre e far riprodurre animali per presunti scopi scientifici ed educativi, che mascherano gli interessi economici che si celano dietro al business degli animali in cattività per l’intrattenimento.

CONSERVAZIONE DELLE SPECIE NEGLI ZOO E’ eticamente inaccettabile che si attribuisca un ruolo di conservazione agli zoo poiché non tengono conto delle conseguenze che colpiscono gli animali detenuti a livello psichico e fisico:

• eccessivo stato di paura e angoscia durante la cattura (i prelievi in natura hanno un alto indice di mortalità) e durante il trasporto, effettuato anche per esemplari nati in cattività e successivamente scambiati fra gli zoo.

disagio per la reclusione costante in un ambiente artificiale che per quanto spazioso e con arricchimenti ambientali non potrà mai sostituire la libertà nell’ambiente naturale.

repressione di tutti gli istinti selvatici, gli animali sono completamente dipendenti per ogni necessità dagli esseri umani.

continuo stress dovuto alla presenza dei visitatori.

difficoltà di adattamento al nuovo clima.

alimentazione differente.

EDUCAZIONE NATURALISTICA Cosa ci può “insegnare” un luogo del genere? Cosa vogliamo insegnare ai nostri figli portandoli allo zoo? Gli animali rinchiusi in gabbia sviluppano disturbi comportamentali e sociali. Vivono la vita non perché vada vissuta, ma perché sono costretti a viverla. Ricordiamo il caso di ARTURO, un vecchio orso polare che rimase rinchiuso per ben 29 anni in un caldo zoo argentino, diventato famoso per essere stato definito “l’orso più triste al mondo”, caduto in depressione dopo la morte della compagna e malmesso per via delle condizioni meteo di Mendoza, troppo calde per lui, e per la gabbia a sua disposizione, troppo piccola e con una pozza d’acqua troppo poco profonda.

IL RIPOPOLAMENTO DI ANIMALI NATI NEGLI ZOO L’ estinzione di alcune specie animali è una questione di assoluta gravità al punto che alcune persone, male informate sugli effettivi risultati dei programmi di ripopolamento, potrebbero considerare per questo secondarie le privazioni fisiche e psicologiche a cui saranno costretti gli animali, la stragrande maggioranza, che vivranno rinchiusi.
Ma nonostante i giardini zoologici pubblicizzino molto questi obiettivi, moltissimi studiosi individuano punti critici insuperabili:

l’incapacità degli animali di procacciarsi adeguato cibo e sapersi difendere dai predatori

• le basse difese immunitarie con conseguente possibilità di contrarre malattie dovute al limitato patrimonio genetico a disposizione che rimane inalterato solo se gli animali si riproducono casualmente nell’ambiente naturale. Ciò avviene nonostante gli zoo si scambino fra loro gli animali per cercare di evitare fenomeni di inbreeding (incrocio fra individui strettamente imparentati)

• l’inaffidabilità delle ricerche effettuate in cattività sul ciclo biologico delle specie i cui risultati sono viziati dalla cattività stessa

• l’inadeguatezza assoluta degli zoo che non possono garantire i principali requisiti necessari per almeno tentare un ripopolamento: ampi spazi di contenimento limitrofi all’habitat in cui l’animale verrà reintrodotto, progetti dedicati solo a un limitato numero di specie e minimi contatti con l’essere umano

CONTRIBUIAMO IN PRIMA PERSONA

Non visitare giardini zoologici ed invita le persone che conosci a fare altrettanto. La curiosità di vedere un animale esotico o selvatico non deve essere necessariamente soddisfatta, a maggior ragione se lo condanniamo per sempre ad una vita opprimente. Esistono documentari che mostrano l’etologia e il comportamento delle varie specie libere in natura, realizzati nel pieno rispetto degli animali e senza interferire con la loro vita.

Imparare a osservare ciò che ci circonda è molto più istruttivo di tutto il resto: una passeggiata in campagna, nel bosco, al mare. Guardatevi intorno, ascoltate… il canto degli uccelli , le diversità delle piante, le impronte dei relativi abitanti animali … insomma

BASTA SCUSE!

“Lo zoo è una prigione per animali che sono stati condannati senza processo e giudicati colpevoli perché io non faccio nulla a riguardo. Io volevo vedere un pescatore di ostriche, così non ero meglio delle persone che avevano messo in gabbia il pescatore di ostriche perché potessi vederlo.” 

RUSSEL CONWELL HOBAN

articolo tratto da

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