Benessere Animale

Una nuova prospettiva, un nuovo modo di comprendere

Qual è il significato di benessere animale e perché si è sentita l’esigenza di introdurre questo concetto? C’è una differenza con il benessere umano?

Quante volte ci è capitato di dire”che benessere”, magari al mare in piena estate. In questa situazione Covid-19, che ci vede chiusi in ”quattro mura” sembra mancare questo stato di benessere. Eppure materialmente non ci manca nulla: abbiamo da mangiare, abbiamo un tetto sotto cui stare, abbiamo un bagno, un letto dove riposare, abbiamo qualcosa con cui svagare che sia un libro o uno strumento musicale: fisiologicamente stiamo bene.

Allora riflettiamo insieme, cos’è che ci manca? perché sentiamo mentalmente questa situazione di malessere?

Ci manca l’indipendenza, la voglia di poter fare qualcosa senza impedimenti, senza restrizioni. Ad alcuni manca andare in giro nella natura ad esplorare e sentire l’odore che emanano i fiori, ad altri manca ritrovarsi e ridere con vecchi e nuovi amici magari davanti a un aperitivo e un bel calice di vino.

Siamo esseri viventi capaci di sentire, percepire, pensare. Ognuno di noi sa quanto i pensieri incidano sul nostro stato psicologico; Possiamo soffrire senza che il nostro corpo se ne accorga, senza che dall’esterno si percepisca qualcosa che ”non va”.

Benessere dell’uomo

La Commissione Salute dell’Osservatorio Europeo su sistemi e politiche per la salute ha definito il benessere come ”lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale nella società. ”

Possiamo quindi dire che il benessere derivi dalla possibilità di assumere il controllo della propria vita, di padroneggiarla, di acquisire un ruolo attivo verso la propria esistenza e l’ambiente ponendosi davanti alle difficoltà con un atteggiamento costruttivo e positivo; è la capacità dell’individuo di potersi realizzare mediante gratificazioni e soddisfazioni, con consapevolezza e autonomia, avendo tutte le risorse accessibili, personali e della collettività. Questo è il significato di benessere umano.

Ecco che sorge spontaneo chiederci se e quale sia la differenza della definizione di benessere animale; Per poter rispondere dobbiamo aver chiaro perché si è sentita l’esigenza di introdurre questo termine relazionato agli animali non umani e perché recentemente la problematica è diventata molto sentita e discussa.

L’origine del benessere animale

La storia del benessere animale risale al 1964 quando Ruth Harrison, attivista per il benessere degli animali, pubblicò ”Animal Machines” sollevando il problema dell’allevamento intensivo.

”Abbiamo forse noi il diritto di derubare gli animali di ogni piacere della vita unicamente per ottenere il più rapidamente possibile il massimo profitto dalle loro carcasse?”

Questa pubblicazione spinse il governo inglese a richiedere l’anno successivo un rapporto sul benessere animale a un gruppo di esperti che proposero le 5 libertà per la tutela del benessere animale e che sono tutt’oggi i cardini della sicurezza e benessere animale.

Ben 45 anni dopo, nel 2009, gli animali vengono dichiarati ”ESSERI SENZIENTI” cioè capaci di sentire e provare emozioni (dolore, paura, piacere).

Nel 2009- Farm Animal Council propone una nuova definizione di benessere: ‘‘ UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA’‘ definizione che riconosce definitivamente agli animali il diritto di essere trattati come esseri senzienti.

E allora chiediamoci: Come può una vita passata in quattro mura essere considerata degna di essere vissuta?

Benessere animale nel mondo attuale

L’attenzione verso il benessere animale è relativamente recente con l’aumento dell’interesse verso le condizioni in cui l’animale vive e come garantirne il benessere.

Lo stress è un fattore che influisce negativamente non solo in ambito dell’allevamento; Un animale che vive in condizioni di ‘‘malessere’‘ avrà delle produzioni più scarse sia in termini quantitativi che qualitativi.

Ecco che il benessere animale è strettamente correlato alla sicurezza alimentare: se l’animale vive senza stimoli negativi, le sue produzioni risulteranno migliori. Il benessere è quindi una condizione che avvantaggia gli allevatori e la società; se monitori e gestisci un animale da allevamento produrrà e renderà meglio. Ecco che non vi è molta differenza tra la manutenzione che viene fatta a una macchina da produzione e quella che viene fatta ad un animale.

E’ chiaro che se l’animale è in uno stato fisiologico ottimale può riprodursi e produrre senza complicazioni e può apportare agevolazioni commerciali sia al produttore che alla stessa economia.

Esistono sei parametri per la valutazione delle condizioni di benessere di un animale: valutazione dei parametri fisiologici, patologici, immunologici, produttivi, riproduttivi ed etologici. L’indicatore etologico fa riferimento a comportamenti anomali che si manifestano in condizioni non adeguate in grado di provocare uno scompenso nella salute dell’animale con conseguente diminuzione di produzione e possibili problemi economici. I comportamenti anomali che l’animale attua sono un campanello di allarme che i veterinari devono recepire per rimuovere il problema scatenante e riportare l’animale in una condizione di ”salute”.

Il normale stato fisiologico però non è per forza indice di un buon stato psicologico ed emotivo. Utilizzo come esempio un fatto umano realmente accaduto in modo che il messaggio possa arrivare forte e chiaro. In una conferenza su TED l’educatrice sessuale Emily Nagoski discute la relazione tra la risposta fisica e l’esperienza del piacere e del desiderio. Si parla di un caso di aggressione ad una donna, messo in discussione e portato in causa davanti a un giudice. L’avvocato difensore sostiene il suo cliente affermando che la donna è stata ”fisicamente” consenziente.
E’ corretto dire che fisiologicamente ”il corpo femminile (ma anche maschile) si ”prepara” in relazione ad un evento, ma questo non vuol dire che la donna sia stata realmente e psicologicamente consenziente. A volte la vittima, maschio o femmina che sia, può provare una risposta fisica che non è intesa come desiderio e reciprocità. Questo evento detto ”eccitamento discordante” si verifica con ogni sistema emotivo e motivazionale che abbiamo. Allora rapportiamo questo esempio umano agli animali definiti esseri senzienti quindi al pari dell’uomo;

Perché siamo arrivati a pensare che un animale in ottimo stato fisiologico ma rinchiuso in quattro mura e privato di qualsiasi tipo di libertà sia comunque felice e in condizioni di benessere?

L’animale proprio come noi esseri umani ha bisogno di instaurare rapporti sociali con i conspecifici e ha bisogno di ampio spazio per potersi muovere. Se questo non gli è permesso può insorgere apatia, reazioni di fuga, comportamenti aggressivi immotivati.

Vi è mai capitato di vedere il vostro gatto che cerca di prendere un uccellino ma non ci riesce per via del vetro? Se lo stimolo (uccello in movimento) continua a lungo, il gatto rivolgerà la sua risposta verso altri oggetti inaccessibili e potrebbero essere rivolti anche a persone. Questa aggressività immotivata deriva dalla non accessibilità dell’azione,cosa che non si verificherebbe se il gatto si trovasse in un normale contesto naturale.

Un ambiente di vita monotono e privo di stimoli può provocare negli animali delle stereotipie ovvero dei comportamenti anomali indotti da stress cronico.

Lo sapevi che i suini sono esseri con una spiccata voglia di esplorare e giocare? Negli allevamenti è stata consigliata l’aggiunta di ceppi di legno e catene che permettano all’animale di poter ”ridurre l’aggressività e rendere l’ambiente più stimolante”.

Ecco che si cerca di rendere la vita di questi animali meno agonizzante e monotona utilizzando dei meccanismi di gestione dell’ambiente, pulizia e rispetto dei piani di profilassi (prevenzione in ambito di infezioni e malattie).

Etologia, selezione e razze

La genetica e l’ambiente sono due aspetti fondamentali su cui si basa il comportamento animale, largamente influenzato dall’apprendimento. Negli anni 60 si è progressivamente iniziato a studiare il comportamento oltre che degli insetti anche degli animali domestici, sia da reddito sia d’affezione; si è iniziato a studiare come si è modificato il comportamento degli animali in allevamento e gli effetti del sistema di allevamento sul comportamento dell’animale (evidenziare la comparsa di comportamenti anomali).

Lo studio sul comportamento ha poi cercato di limitare le stereotipie in funzione dell’allevamento e della produttività.

Invece di concentrare l’impegno nel garantire soluzioni alternative per far si che gli animali da allevamento possano gradualmente ritornare nel loro contesto naturale (concentrarci su un altro tipo di alimentazione), si cerca di diminuire le stereotipie che possono insorgere e che incidono sui livelli di produzione.

Come si comporterebbero questi animali se in natura venissero lasciati liberi di fare ciò che vogliono realmente? Come cambierebbe allora la percezione di ”benessere ” in funzione stessa di un allevamento? Cosa succederebbe se gli animali da allevamento venissero guardati come adesso vengono guardati cani e gatti?

Da anni l’uomo seleziona gli animali: lo fa con gli animali da allevamento in base alla produttività, con gli animali da compagnia in base alla ”bellezza in funzione della razza” proprio come si acquista un nuovo vestito in funzione della moda.

Ci sono tanti animali che hanno bisogno di una famiglia ma che non sono di razza: Chi ha pochi mesi, chi diversi anni. Tutti con la speranza un giorno di poter essere amati. Se vogliamo prenderci cura di un animale dovremmo dare una possibilità ad ognuno di loro. Sono esseri viventi, non oggetti da salotto.

Passiamo al discorso latte: Ti sei mai chiesto come viene prodotto?

La maggior parte dei consumatori crede che le vacche passino le giornate pascolando nei prati erbosi. Questo punto di forza può trasformarsi in uno svantaggio quando alcune pratiche del settore non corrispondono più alle aspettative del pubblico. 

Negli attuali allevamenti il ”lavoro” della vacca inizia a partire dai 13 mesi di vita quando viene fecondata e deve portare a termine la sua prima gravidanza che dura nove mesi. Con il parto inizia una prima produzione di colostro, il latte indispensabile perché il vitello possa crescere sano e forte. Solo una parte strettamente necessaria verrà assunta dal vitello mentre la restante parte viene congelata/venduta. Il vitello verrà quasi subito allontanato dalla madre e verranno allevati per il mercato della carne di vitello. La vacca,dopo aver perso il suo primo piccolo, viene nuovamente fecondata. Due volte al giorno vengono utilizzate macchine da mungitura che stimolano le mammelle della vacca a produrre il latte, e questo avviene fino al settimo mese di gravidanza. Inizia così la fase di asciutta della vacca: si riduce la produzione di latte per dare energia alla crescita del feto: la vacca si prepara al parto e alla lattazione successiva. Ecco che questo ciclo si ripete per 3-4 volte nell’arco della sua vita e poi il successivo step: il macello. Una vacca da latte vive cinque/sei anni in allevamento ma in natura vivrebbe oltre 20 anni. Ovviamente qui non si parla di benessere: loro sono parte di questo meccanismo..

Uomo e animale, entrambi esseri senzienti: La grande differenza è che noi abbiamo la fortuna di poter scegliere.

Si parla di benessere anche in ambito di stordimento: un metodo per garantire minor sofferenza all’animale. Ma tu cosa ci vedi di benessere? Si tratta di portare un animale verso la morte; E’ come se qualcuno decidesse quando e come dobbiamo morire. L’animale prova paura: ha paura una volta salito su quel dannato furgone; ha paura una volta arrivato al macello mentre sente l’odore nell’aria del sangue dei sui simili.

Questi sono solo pochi dei tanti esempi che potrei citare. Gli animali da allevamento felici non esistono e non potranno mai esistere finché verranno visti come (s)oggetti produttivi.

Lo sapevi che ogni ora vengono uccisi 30 bovini, 300 maiali, 8000 polli?

Ecco che gli ”animali felici” dipinti sulle confezioni dei supermercati, nelle pubblicità sul web e in televisione sono solamente degli stereotipi che vengono inculcati nella mente delle persone, rassicurandole sul loro fasullo etico consumo privo di sofferenza; e per il biologico vale lo stesso.

Questo sistema è strettamente associato alla produzione, sicurezza e tutela della sanità pubblica. Gli allevamenti sono strettamente relazionati all’attuale sistema economico.

Un mondo realmente possibile

Come posso contribuire al cambiamento? Quali sono le alternative? Quali potrebbero essere gli effetti positivi nell’eliminazione dello sfruttamento animale?

  • iniziare a non finanziare le industrie che utilizzano animali semplicemente non comprando alimenti di origine animale o prodotti che li contengono; Si tratta di imparare a leggere le etichette, cosa che dovrebbe essere fatta sempre;
  • I terreni utilizzati per produrre mangimi potrebbero essere utilizzati per la produzione di alimenti vegetali per l’uomo; Sapevi che la soia viene prodotta principalmente per nutrire gli animali? Serve tantissimo mangime che comprende cereali, soia e granturco; Tutti terreni coltivabili che potrebbero essere destinati all’essere umano. Sai qual è la percentuale di cibo che ingerisci che non proviene dal nostro Paese? La soia viene anche utilizzata in diverse forme nella preparazione di comuni alimenti presenti al supermercato. (oro ciok, pan di stelle eccetera). E’ vero che piantando soia stiamo arrecando danni irreparabili agli ecosistemi di tutto il pianeta, ma se la domanda di prodotti animali diminuisse o meglio cessasse, la richiesta di soia (e degli altri alimenti) diminuirebbe drasticamente come anche lo sfruttamento di risorse naturali.
  • Si dovrebbe dare più importanza a una modalità di coltivazione biologica che impedisca l’uso di pesticidi e diserbanti, in modo da tutelare oltre che l’uomo anche l’ambiente;

Si potrebbe arrivare quindi a consumare meno acqua, meno energia, meno trasporti; arriveremmo ad avere meno inquinamento sul Pianeta.

In una società consumistica come la nostra non è possibile aspettare che qualcuno dall’alto si svegli e ci dica: ”Stiamo sbagliando tutto!”;

Il problema è che ti stai adagiando ad una vita comoda e inconsistente. Noi siamo parte integrante della catena economica. Ognuno di noi può iniziare a sensibilizzarsi leggendo articoli, guardano video e comprendendo come funziona realmente questo sistema. Possiamo renderci utili iniziando a non comprare determinati prodotti e richiedere alimenti vegetali stagionali, freschi e non trattati. Per chi non riesce a rinunciare al sapore in commercio esistono prodotti 100% naturali che imitano perfettamente il sapore e la consistenza della carne. Insomma, il mercato offre innumerevoli alternative.

Prendendoci cura dell’ambiente e della nostra alimentazione e saremo noi stessi a creare un qualcosa di nuovo e unico.

E’ importante sapere che ognuno di noi può fare la differenza.

Lamentiamoci di meno e agiamo!

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