EMERGENZA PESTE SUINA AFRICANA: STORIA E PROBLEMATICHE

La Peste suina africana è una malattia che nasce in Africa dove è presente un contesto ecologico che consente al virus di persistere nell’ambiente; gli ospiti naturali del virus sono le zecche del genere Ornithodoros ed i suidi selvatici, in particolare facoceri, ilocheri e potamoceri si infettano molto velocemente per via della persistente presenza delle zecche nelle loro tane. Nonostante questo, questi animali risultano asintomatici e rappresentano quindi i principali serbatoi del virus. In Europa i principali ospiti sono rappresentati dal cinghiale (serbatoio) e dal maiale, interessando quindi soprattutto le realtà rurali quali gli allevamenti allo stato brado e semibrado. Questa malattia non è una zoonosi ma si può facilmente trasportare con alimenti, indumenti, mezzi di trasporto contaminati.

”In un mondo globalizzato tutto ciò che succede in una parte del mondo, anche remota, si riflette in qualche modo anche nelle altre parti del mondo, anche quelle più distanti che sembrano non avere nessun tipo di relazione.”

STORIA ED EPIDEMIOLOGIA

mappa PSA

Come è arrivata la PSA in Europa?

Molto probabilmente dall‘Angola, infatti il suo primo ingresso registrato è in Portogallo. Da lì si è diffusa nella Penisola Iberica e poi, dagli anni ’60, in altre parti dell’Europa, arrivando anche in Italia (Sardegna), Spagna, Francia fino ad arrivare in Olanda. Allo stesso tempo le esportazioni e le movimentazioni commerciali con il Brasile hanno portato il problema anche in America meridionale, fino ai Caraibi: ci sono state diverse epidemie a Cuba, ad Haiti, nella Repubblica Domenicana, nelle zone del sud America. Si pensa anche che ci siano stati degli attacchi bio-terroristici per la Peste Suina Africana, in particolare a Cuba. In Sardegna è presente ed endemica ormai da molto tempo (forse arrivata dalla Penisola Iberica alla fine degli anni ‘70); la situazione si sta gestendo perché qui è presente il genotipo 1 che non è molto pericoloso e quasi non da sintomi; la presenza di animali sieropositivi fa sì comunque che i prodotti sardi a base di suino facciano fatica ad essere esportati.

Perché il virus continua a circolare?

In Africa è da ricollegare alla presenza delle zecche ed al loro ciclo vitale, alla presenza di suini allevati allo stato brado e al trasporto di carni contaminate.

In Europa la diffusione del virus è influenzata da molteplici fattori:

  • le zecche sembra che non svolgano un ruolo fondamentale ma altri artropodi possono funzionare come vettori meccanici e favorire la diffusione;
  • Il continuo commercio, traffico e importazione di prodotti animali
  •  mezzi di trasporto contaminati, che possono trasportare meccanicamente il virus per lunghissime distanze;
  • Il contatto con cinghiali ed allevamenti allo stato brado e semibrado;
  • l’utilizzo di alimenti contaminati per alimentare i suini.
  • l’abbattimento intensivo dei cinghiali può avere un effetto paradosso: se si abbattono i cinghiali quello che succede è che molto rapidamente arriveranno altri cinghiali per cui la zona diventerà ancora più infetta; il lupo svolge un ruolo determinante nel mantenere sotto controllo la popolazione di ungulati come cervi, caprioli, daini e cinghiali ed è importante quindi tutelarlo e rispettarlo.
  • Problema di microcriminalità (interessa le zone dove la circolazione di carni è un po’ meno controllata, dove la gente alleva animali che darà poi ad agriturismi, sagre, feste locali…)
trasmissione

CARATTERISTICHE DELL’ASFAVIRUS

E’ un virus a DNA a doppio filamento, facente parte della famiglia Asfarviridae. Esistono diversi genotipi, 22 ad oggi conosciuti. Anche avendo un envelope esterno, è un virus molto resistente; ha un range di pH abbastanza ampio (<4 o >11.5), resiste bene alle temperature sia di refrigerazione che alle alte temperature e si conserva anche con la stagionatura: può resistere fino a 18 mesi nel sangue a 4°C, per 11 giorni nelle feci a temperatura ambiente e se un allevamento infetto non viene trattato può presentare il virus per circa 1 mese dopo l’allontanamento degli animali infetti. I disinfettanti attivi sono quelli particolarmente aggressivi come l’etere, il cloroformio ai quali il virus è sensibile, e viene inattivato da soda caustica 2% (30 min), ipoclorito(30 min), la formalina 3/1000(30 min), 3% orthofenilfenolo (30 min) e composti dello iodio.

MODALITA’ DI TRASMISSIONE

Per quanto riguarda la trasmissione esistono diversi cicli:

  • Ciclo antico o selvatico: quello che avviene tra il facocero (e altri suidi selvatici) e la zecca; interessa soprattutto l’Africa–> le zecche convivono nelle tane dove nascono i suidi selvatici. Questi animali tendono a sviluppare delle forme che sono subcliniche (asintomatiche) ma rimangono infetti e possono rimanere anche per molto tempo eliminando il virus nell’ambiente e andando nuovamente ad infettare le zecche;
  • Contatto suino/zecca: in Africa c’è anche la possibilità che le zecche, presenti nell’ambiente, mordano più facilmente i suini in quanto vengono tenuti in capannoni di legno dove possono scorrazzare liberamente;
  •  Contatto suino/cinghiale o suino/suino: In Europa il contatto in maniera diretta è quello più frequente negli allevamenti.

Questo ci fa dire che le carni suine di animali ammalati/infetti sono un ottimo veicolo di diffusione. Essendo un virus molto resistente nell’ambiente si trasmette anche tramite la via indiretta; non è necessario quindi avere degli animali infetti nell’ambiente perché anche solo il contributo dell’uomo con i mezzi di trasporto può essere efficiente alla diffusione. Altri potenziali vettori meccanici sono alcuni insetti, come le mosche cavalline, che pungendo un animale ammalato, trasportano materiale infetto ad un altro animale che a sua volta si infetta.  

Il problema del cambiamento climatico sta facendo si che anche gli insetti ed altri potenziali patogeni si adattino a climi diversi rispetto al loro ciclo biologico naturale, aumentando così la possibilità di diffusione delle varie malattie.

SINTOMATOLOGIA

Il periodo di incubazione è di circa 15 giorni ma può variare in base alla virulenza del ceppo, all’età dell’animale e alla via di trasmissione.

I sintomi più gravi si vedono nel suino domestico:

  • Nelle forme iperacute non si vedono sintomi perché l’animale muore immediatamente.
  • Nelle forme acute gli animali si presentano abbattuti, tendono ad avere molta febbre (40.5-42 C) per molti giorni, mangiano poco, si mettono in un angolo, mostrano delle soffusioni/ecchimosi, scolo nasale, aborti, leucopenia e trombocitopenia precoci (48-72ore); ci possono essere anche dei sintomi neurologici soprattutto negli animali più giovani. La morte può avvenire nel giro di 6-20 gg (la letalità arriva fino al 100% soprattutto negli animali che non hanno mai visto il virus e non hanno anticorpi). Animali che sopravvivono siero-convertono e possono essere portatori a vita.
  • Nella forma subacuta abbiamo sintomi più lievi, febbre, perdita di appetito e depressione, con possibilità di aborto nelle scrofe gravide; La malattia dura 5-30 giorni e la morte sopraggiunge in 15-45 giorni–> essendo legata a ceppi meno virulenti, la letalità non raggiunge il 100%.
  • La forma cronica è quella tipicamente presente in Sardegna: i sintomi si vedono poco o al massimo vedremo dimagrimento e gonfiore delle articolazioni, picchi febbrili, segni respiratori, necrosi cutanee, ulcere croniche cutanee, artriti, pericarditi ed adesione polmonare. La patologia si sviluppa in 2-15 mesi ed ha bassa letalità.

Nel cinghiale si possono avere dei sintomi clinici evidenti che sono anche qui legati a popolazioni indenni; quindi, quando la malattia è appena arrivata, anche nel suo ciclo selvatico  tende a dare dei sintomi molto gravi e le carcasse degli animali morti che rimangono nell’ambiente silvestre possono poi fungere da ulteriore via di infezione per altri cinghiali o eventualmente suini allevati allo stato brado.

GESTIONE ATTUALE DEL PROBLEMA: protocollo OIE

Dal 2020 l’Italia, in considerazione dell’epidemia europea e in base a quanto previsto nell’ambito della strategia comunitaria di prevenzione e controllo della malattia, ha elaborato un piano di Sorveglianza nazionale, che contempla anche una parte dedicata alla sola Sardegna relativamente alle misure volte al raggiungimento dell’eradicazione. Il Piano è presentato annualmente alla Commissione Europea per l’approvazione e il cofinanziamento. Come previsto dalle norme comunitarie, dalla conferma della positività del cinghiale lo Stato Membro interessato ha 90 giorni di tempo per presentare alla Commissione Europea uno specifico Piano di eradicazione. Se viene confermato un focolaio di Peste Suina Africana gli animali vengono abbattuti per evitare di avere dei portatori. Nei cicli meno controllabili che possiamo avere in determinate situazioni, come in Africa o nell’ambiente silvestre, non si può escludere che gli animali che sopravvivono diventino dei portatori apparentemente sani.

Il problema di questa malattia è che non esiste un vaccino (differentemente alla PSC in cui il vaccino è presente ed utilizzabile in situazioni di emergenza). Si parla però di un vaccino candidato: si sta cercando di sviluppare un vaccino che possa utilizzare la strategia DIVA per ridurre gli abbattimenti in caso di sorveglianza sierologica positiva; con questa strategia è possibile applicare la vaccinazione e avere comunque un riconoscimento di ufficialmente indenne in animali che sono stati immunizzati e che di conseguenza non verranno abbattuti.

LA SITUAZIONE IN ITALIA:

In Sardegna è presente ed endemica ormai da molto tempo (si pensa sia arrivata dalla Penisola Iberica alla fine degli anni ‘70); la situazione si sta gestendo perché qui è presente il genotipo 1 che non è molto pericoloso e quasi non da sintomi; negli ultimi anni si registra un costante miglioramento della situazione epidemiologica ma la presenza di animali sieropositivi fa sì comunque che i prodotti sardi a base di suino facciano fatica ad essere esportati.

Il 7 gennaio 2022 è stata confermata la positività in un cinghiale trovato morto in Piemonte, nel comune di Ovada in provincia di Alessandria; questo virus è geneticamente diverso da quello circolante in Sardegna, e corrisponde a quello circolante in Europa da alcuni anni. Da tale data sti sta cercando di velocizzare i provvedimenti per contenere il virus.

(Nella foto le precauzioni da adottare per categoria)

PROBLEMA RIFUGI e MAIALI DA COMPAGNIA

Le misure adottate tuttavia non prendono in considerazione la presenza di altre realtà come quella dei rifugi/santuari e la presenza di maiali come animali da compagnia. I rifugi sono luoghi dove animali sfruttati e maltrattati possono vivere la loro vita serenamente, senza essere considerati prodotti ma vite.

Le recenti ordinanze emanate dai Sindaci, come quella emanata nel territorio ligure, violano il diritto alla vita. Per tutelare gli interessi degli allevatori e dell’economia, è stato ordinato di uccidere tutti i maiali ed i cinghiali, anche se sani. Nella zona rossa dovranno essere uccisi tutti i suini bradi e semibradi di ‘’allevamenti familiari’’: in questo termine sono racchiusi anche tutti quei maiali che non sono destinati alla produzione di alimento ma sono animali domestici, salvati da condizioni di maltrattamento per vivere una vita lontano dallo sfruttamento.

Questi animali devono essere considerati al pari di qualsiasi altro animale domestico, e pertanto hanno diritto di vivere come ha diritto un cane o un gatto. Pertanto, è necessario istituire una deroga che eviti in tutti i modi che questi animali vengano uccisi solo per proteggere un interesse puramente economico: in questa situazione, chi ne gioverà, saranno solo gli allevamenti intensivi.

Molte realtà animaliste si stanno battendo affinché questi animali non vengano uccisi inutilmente; sono anime innocenti con una famiglia, proprio come il tuo cane/gatto. Immaginate se venissero in casa vostra a dirvi:’’ è possibile che sia in corso una malattia che uccide i cani da caccia, pertanto il tuo cane da compagnia, per prevenzione, deve essere abbattuto’’; cosa fareste? Un conto è se l’animale ha già contratto il virus e non ha speranza di salvezza, un conto è portare a morte un animale sano e ufficialmente negativo a tutti i test.

Ora più che mai è necessario esprimere il nostro dissenso. Sono in atto raccolte fondi per aiutare i rifugi a costruire le doppie recinzioni per garantire la loro sicurezza evitando un possibile contatto con i selvatici.

” Abbiamo vinto una battaglia, non la guerra”

La situazione è in continua evoluzione, attualmente una deroga impedisce l’abbattimento di maiali e cinghiali da compagnia. Può essere considerata come una piccola vittoria, ma la strada è ancora molto lunga e non bisogna fermarsi.


Questa parte verrà approfondita nell’articolo di Cucina Antispecista, che, in maniera approfondita ed accurata, DESCRIVE e DENUNCIA la situazione nei rifugi, il problema della scorretta gestione dei piani di sorveglianza e la possibilità di creare un futuro che veda gli animali non umani come esseri e non come macchine inanimate.

In collaborazione con Cucina Antispecista con la quale spero di poter fare tanti altri articoli. Un’amicizia di puri valori.

Quando ameremo i maiali il mondo cambierà - Zoelagatta - Blog -  Repubblica.it

“La crudeltà nei confronti degli animali non è conciliabile né con una vera cultura né con una vera erudizione. Essa è una dei vizi caratteristici di un popolo rozzo e ignobile”


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