BARRIERE CORALLINE: ecosistemi a rischio

Il 1 giugno è la giornata mondiale della Barriera Corallina: è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1981 per la sua enorme importanza scientifica ed intrinseca.

Le barriere coralline proteggono dagli effetti delle potenti onde oceaniche ed ospitano la più grande diversità biologica: offrendo nutrimento agli animali e protezione dai predatori, sono l’habitat ideale per numerosissime specie marine viventi, conosciute e sconosciute, tra cui pesci, tartarughe marine e squali del reef.

I coralli sono organismi invertebrati appartenenti al phylum Cnidaria e alla famiglia dei celenterati (questa famiglia comprende anche le meduse); I coralli possono vivere in solitaria o in grandi colonie formate da tantissimi individui identici geneticamente chiamati polipi. Ogni polipo possiede una corona di tentacoli, una bocca ed uno stomaco. Esistono 6405 specie di coralli di acqua calda ed acqua fredda- li ritroviamo in tutti gli oceani e occasionalmente anche nelle acque dolci.

I coralli ermatipici sono quelli che formano le barriere coralline e che vivono in simbiosi con alghe fotosintetiche chiamate zooxantelle.

Grazie ad essi le alghe trovano un habitat protetto ed i nutrienti per fare la fotosintesi. Le zooxantelle in cambio, aiutano i polipi a rimuovere i rifiuti ed offrono ossigeno e lo zucchero che producono mediante fotosintesi; grazie a queste sostanze i polipi secernono una impalcatura di carbonato di calcio nota come corallo che sfruttano come ”scheletro esterno”.

I PERICOLI PER I CORALLI

Per creare le barriere coralline devono essere presenti specifiche condizioni ambientali, climatiche e geografiche; se alterate compromettono il delicato rapporto di simbiosi tra alga e polipo: le alghe abbandonano i coralli che vengono privati della loro principale fonte di cibo. Assistiamo al fenomeno detto ”sbiancamento”: il corallo perde i suoi colori diventando pallido o bianco; rimane uno scheletro fragile e più vulnerabile agli agenti patogeni; come conseguenza i banchi di pesci non troveranno quasi nulla di cui cibarsi ed anche i predatori ne risentiranno (uccelli marini, tartarughe ecc). Si assiste allo sconvolgimento di un intero ecosistema. Lo sbiancamento è un forte e visibile segnale di una barriera corallina in sofferenza.

Ad oggi quasi la metà delle barriere coralline è andata perduta ed il restante è seriamente in pericolo. Il processo di ricrescita di una barriera corallina può durare anche diversi secoli mentre la sua distruzione è purtroppo molto rapida.

Tra le cause troviamo elencate:

  • il riscaldamento delle acque marine: questo è la principale causa del fenomeno di sbiancamento.
  • L’acidificazione degli oceani: la crescente concentrazione di CO2 nell’atmosfera si scioglie nell’acqua formando un acido debole che abbassa il valore di pH dell’acqua di mare. Gli scheletri dei coralli sono estremamente sensibili a questa acidificazione e la loro calcificazione diminuisce in modo significativo rallentandone la crescita. La sensibilità degli oceani può aumentare in concomitanza con l’innalzamento della temperatura dei mari. Gli effetti impattano negativamente su interi ecosistemi ed organismi.
  • l’Inquinamento delle acque e la sedimentazione: la costruzione di impianti può determinare il rilascio in mare di acque reflue, fertilizzanti, pesticidi e sedimenti non filtrati, distruggendo così le barriere coralline limitrofe (e non solo)
  • la pesca: la pesca intensiva e l’utilizzo di tecniche che raschiano il fondo provocano la distruzione della barriera in tempi pochissimi e la morte di migliaia di animali direttamente e indirettamente (le tartarughe marine muoiono perché rimanendo incastrate nelle reti non riescono più a risalire per respirare; i pescatori poi le ributtano in mare morte o moribonde – ecco che ritroviamo sulle nostre spiagge tartarughe morte)
  • il commercio: i coralli sono popolari nel mercato della gioielleria. gli scheletri calcarei dei coralli vengono lavorati in grandi quantità e commercializzati a livello internazionale. Tra questi si trovano anche alcune specie protette che possono essere prelevate dal proprio paese d’origine solo dietro permesso scritto delle autorità di gestione del CITES.
  • lo sviluppo costiero: l’uomo crea superfici nuove mediante attività edilizie. Aeroporti, canali profondi, aree industriali, ponti o isole artificiali per il settore bio-alberghiero: in molte regioni del mondo le imprese edilizie ripiegano su barriere coralline piane per costruire nuove infrastrutture. le acque reflue, sedimentazioni, depositi di macerie o cambiamenti nei flussi delle acque influenzano la crescita e l’attività metabolica dei coralli, uccidendoli.
  • le microplastiche: circa l’80% di rifiuti dispersi in mare è costituito da materie plastiche. Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate in mare aumentando l’inquinamento generale perché la plastica si decompone molto molto lentamente (es. la degradazione bottiglia PET richiede 400 anni). Durante questo periodo le parti di plastica si decompongono in pezzi più piccoli fino a microplastiche di dimensioni inferiori ai 5 mm assorbite da microrganismi ed in grado di influenzare la frequenza della malattia nei coralli.

C’è ancora speranza per la sua sopravvivenza?

Alcuni ricercatori affermano che, se lo sbiancamento non è grave, è possibile che il corallo si riprenda. Con le nostre azioni però stiamo spingendo i delicati ecosistemi marini oltre la loro capacità di far fronte.

Prevenzione e protezione sono le parole chiave che possono veramente fare la differenza. Tutte le cause elencate precedentemente hanno di base la presenza umana come fattore modellante del territorio marino e costiero. La creazione di aree costiere protette e migliori norme di gestione pubblica, politica, culturale e sociale sono di importanza fondamentale per far si che questa speranza possa diventare realtà.

Come può un cittadino fare la differenza?

  • attraverso un’alimentazione più vegetale, responsabile e sostenibile- sostenere piccoli agricoltori evitando le monocolture.
  • sostenere il mercato locale- evitare di comprare online prodotti scadenti e lontani migliaia di km.
  • comprare il necessario: evitare gli sprechi alimentari e di oggettistica.
  • comprare usato: ci sono incredibili capi ed oggetti in ottime condizioni e per tutti i gusti e stili.
  • portare attenzione al green washing (ambientalismo di facciata)
  • usare più bici e meno mezzi inquinanti.
  • moderare l’uso dell’elettricità (riscaldamento, condizionatori a palla… evitiamoli!)
  • usare meno incarti (plastica, pellicole, monouso…)
  • aderire a programmi di volontariato ed azioni dirette (es. PlasticFree, Sea Sheperd, GreenPeace)

Cambiare la nostra quotidianità rendendola più sostenibile è un primo passo che tutti noi possiamo e dobbiamo fare se vogliamo garantire un futuro- per noi, per le future generazioni, per gli animali non umani e per il pianeta stesso.

ALCUNI DOCUMENTARI DA NON PERDERE su Netflix

  • Our Planet- il Nostro Pianeta
  • A plastic Ocean
  • Cowspiracy
  • Sea Spiracy
  • Chasing Coral
  • Mission Blue

Tratto da: https://www.animalpedia.it/tipi-di-coralli-marini-2614.html e https://www.wwf.ch/sites/default/files/doc-2018-10/2018_Faktenblatt%20Korallen_i.pdf

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