La storia di un vitellone da carne

Il mio nome è n° 765. Sono un maschietto e sono nato in un allevamento di bovine da latte.

Ricordo vagamente il volto di mia madre, mi hanno allontanato da lei quasi subito, non ho avuto nemmeno il tempo di salutarla. Piangeva mentre mi portavano via.

Sono ancora molto confuso. Mi hanno messo in un box gabbia. Adiacenti alla mia gabbia ci sono altri miei simili; posso intravederli dalle fessure ma non posso interagire nemmeno con loro. Faccio fatica a girarmi, questo box è molto stretto. Dicono che rimarremo chiusi qui per 8 settimane, un tempo che sembra infinito.

Le giornate passano e sembrano sempre le stesse. Siamo alimentati con latte tramite dei biberon o delle volte, per chi fa i capricci, utilizzano direttamente delle sonde che ed arrivano fino alla pancia. E’ passata una settimana e ancora non ho rivisto la mia mamma. Iniziano a portarci del mangime più consistente che nei giorni seguenti sostituirà il latte che beviamo.

Dicono che le nostre madri lavorano per produrre latte per gli uomini che stiamo imparando a conoscere. Oggi uno di loro si è avvicinato con un ferro arroventato e poggiandolo sulla testa mi ha fatto un gran male! non mi cresceranno più le corna, uffa!

Il countdown finalmente è finito, le 8 settimane sono passate! ci spostano in box un po’ più ampi dove posso interagire con altri vitelli come me.

Abbiamo a disposizione molto mangime, dicono serva a crescere e renderci muscolosi. Qui mi annoio un po’, è sempre tutto chiuso e non ho mai visto il sole ma solo tanta luce artificiale; Spero che ci sia qualcuno più fortunato di me.

Sto crescendo a vista d’occhio! Sono passati 14 mesi e sono proprio un bel tipetto, peso circa 450 kg.

Stamattina gli umani ci hanno svegliati molto presto per portarci finalmente a fare un giro. Siamo saliti su di un grande furgone e dopo una lunga tratta si è fermato. Sono davanti a un altro grande edificio.

Alcuni miei amici sono entrati già da un po’ di tempo ma non sono ancora usciti. Sento odore di paura misto a sangue.

Adesso tocca a me: mi hanno bloccato in una specie di gabbia e un umano mi punta una pistola captiva in fronte.

Sento un gran male ed inizio seriamente ad agitarmi, l’umano urla imprecando, ha sbagliato qualcosa. Punta nuovamente la pistola e questa volta cerca di non sbagliare la mira, chiudo forte gli occhi e… stordito, cado a terra.

Appeso a testa in giù, con un grosso coltello mi recidono le carotidi; piano piano mi dissanguo, il sangue scorre fuori dal mio corpo e… non ci sono più.

Il mio corpo verrà fatto a brandelli e verrà lavorato intensamente affiché i miei muscoli possano diventare carne facile da addentare per una dentatura umana. Finirò sulle tavole di umani che da soli non sarebbero capaci nemmeno di torcermi un pelo.

Mia madre non se la passerà meglio di me: dopo 60-80 giorni dalla mia nascita è stata nuovamente abusata e fecondata artificialmente, ha prodotto latte per 305 giorni e gli ultimi due mesi li passerà attendendo il nuovo parto.

Se nascerà una femmina forse lavorerà come la mamma per 3-4 anni della sua vita, poi quando non sarà più così produttiva per gli standard umani, allora verrà mandata anche lei al macello.

Se nascerà maschietto potrà diventare un riproduttore (se presenti determinate caratteristiche) ed essere abusato per qualche anno oppure … la storia la sapete.

Tutto questo, è dietro a questo:


Note: in zootecnia con il termine di vitello intendiamo un bovino con età inferiore a 8 mesi. Con vitellone intendiamo un bovino tra gli 8 e i 12 mesi. Quello che nel linguaggio comune viene chiamato vitellone è un bovino adulto ovvero macellato a 14-16 mesi (se leggero ovvero pesa circa 400-450 kg derivante razze lattifere o incroci) oppure macellato a 16-20 mesi (se pesante ovvero pesa circa 550-700 kg e deriva da razze specializzate da carne).

La fine di tutti, anche delle bovine di razza da carne (fassone, scottone, bovine) comunque, è la medesima.

MI CHIAMO N°765 ED OGGI SONO MORTO.


6 risposte a "La storia di un vitellone da carne"

  1. Cosa devo commentare? Sono anni che non mi nutro di cadaveri, mi di chiude lo stomaco, sto eliminando anche molto altro, spero di diventare prima o poi vegana. Almeno sarò finalmente felice quando mi siedo a tavola

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    1. Il primo tassello è acquisire consapevolezza ed è questo il primo grande passo. Anche io sono stata per un lungo periodo vegetariana, poi fare quel saltino in più è venuto naturale. Sedersi a tavola, come anche cucinare, deve essere motivo di gioia e condivisione. 🙂 Vedrai che verrà naturale abbandonare anche derivati. Un abbraccio.

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    1. Queste cose purtroppo le studio all’università, da ben 4 anni la zootecnia non mi lascia in pace. Ho voluto immedesimarmi nella vita di un vitellone e di una vacca da latte ed è stato un dolore straziante; è come se fossi morta insieme a lui.
      Non c’è tanto da dire, solo riflettere.

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